11 mag 2007

Non c'è due senza tre. Purtroppo...

"Il nemico più grande si nasconde dentro di te."
Si, nella voglia spasmodica di sbancare i botteghini, anche non avendo una storia degna di essere raccontata.
La maledizione del terzo capitolo, purtroppo, colpisce anche Spiderman. Come ho detto più volte ai miei amici, in questo gorgo si salva solo, una spanna sopra tutti, Indiana Jones. E di molto più sotto, salvato solo dall'epicità drammatica della trama, StarWars Episodio III.
Non starò qui a fare spoiler su SM3, ma se vi sono piaciuti il primo e il secondo, il terzo non vi potrà MAI piacere.
Emo nel suo blog l'ha calpestato abbastanza, e io non voglio infierire oltre.
Solo una nota a margine: come tutti i film bruttini, aveva picchi di dignità e picchi di indegnità. I primi sono gli unici due momenti davvero esilaranti della storia: le pillole per la pressione di JJ Jameson, e la scena al ristorante francese con Bruce Campbell nei panni del maitre.
I secondi sono le scene di salvataggio troooooppo alla post 11 settembre con poliziotti, pompieri, vigili, guardaspiaggia, e chi più ne ha ne metta, tutti sorridenti ed emozionati all'arrivo di Spidey, e poi il passaggio dell'eroe davanti la bandiera Usa (bleaaghh). Tralascio ovviamente tutte le (troppe) scene melensi. Sarà anche che sono cresciuto a pane, fumetti e marmellata, ma io ho sempre odiato le soap-opera. E questo non era un film di supereroi con delle trame soap: era una soap mascherata da film di supereroi!
Lo so. Bisogna andare a vederlo, per difendere il nostro orgoglio nerd. Ma sappiate che poi ve ne pentirete.

9 mag 2007

Quello che i fumettari non dicono.

Meditate, gente. Meditate. E assecondando la giusta posizione che GiPi ha espresso nel suo blog, propongo più fatti e meno parole. Quindi, andiamo a lavurà, che è meglio. Sic est.

8 mag 2007

Brancaccio e Il Giocatore

Per tornare ad un altra annosa questione che un pò di tempo fa imperversava per i blog ("Che cosa è un graphic novel?") in questo post vi parlo di due libri a fumetti, entrambi realizzati da autori siciliani doc. E solo per questo varrebbe la pena comprarli, no?! ;-)

Il primo è quello di cui qui sotto potete l'invito alla presentazione. Se siete a Palermo non potete farvi sfuggire l'occasione. Il libro si chiama Il Giocatore, ed è il primo esperimento di graphic novel della casa editrice Frassinelli: un'opera firmata dalla regista Roberta Torre (Tano da morire, Sud Side Stori, etc) e dal poliedrico Gianni Allegra (vignettista de la Repubblica Palermo, oltre che di Linus, Cuore, Comix e Smemoranda, solo per citare alcune collaborazione eccellenti), recentemente presentata in anteprima a NapoliComicon. Nel blog di Sergio trovate anche un commento al riguardo ed una rapida galleria fotografica.


Per chi non lo conoscesse, riassumere in due parole la carriera di Gianni è impresa quasi impossibile. Illustratore, vignettista, pittore, ideatore di cartoni animati, fumettista: un talento eclettico, votato alla nona arte, di cui potrete saperne di più passando da qui.
Le strade professionali ci hanno fatto incrociare almeno un paio di volte, ma in nessuno dei due casi si è concretizzato nulla. Se non un fantastico rapporto umano, un pò mentore-allievo se vogliamo, sempre carico di stimoli reciproci, voglia di continuare a fare, e migliorarsi in ogni opera e idea.

Sul secondo libro che dire. Ne hanno parlato tutti in lungo e in largo. Ma voglio dirlo anche io. Perchè i due autori sono più che colleghi...sono amici!

Brancaccio, Storie di Mafia Quotidiana (Di Gregorio/Stassi, Beccogiallo, 2006) ha vinto il premio Attilio Micheluzzi 2007 come "migliore sceneggiatura per un romanzo grafico". Ritira il premio Claudio Stassi. Applauso, please ;-)

Io ero presente, come tutto il resto della banda siciliana, alla premiazione. Commozione. Emozione. Non per il premio in se, ma per quello che per noi tutti significa. Abbiamo condiviso sogni e speranze, frustrazioni e delusioni. Il successo di uno di noi è un successo per tutti.
Ero commosso allora, e lo sono anche adesso che scrivo queste righe. Altre istantanee della premiazione le trovate qui.

6 mag 2007

Napoli polemicon!

Nonostante se ne sia (s)parlato abbastanza nei blog dico anche io la mia, come sempre in ritardo, sul Comicon di quest'anno. Un paio di post fa dicevo: "riviste (parola pericolosa di questi tempi in Italia ma, a quanto pare, a noi fumettari amiamo il rischio)".
A quanto pare ci avevo visto giusto. Le due novità collettive più attese e al centro dell'attenzione sono state le riviste Mono n. 2 e Motel n. 1. Pioggia di critiche sull'una e sull'altra, manco fossero state le nuove testate di punta, che so, della Bonelli e dell'Eura!

Dico la mia perchè sono (stato, nel caso di Mono) coinvolto in entrambe. Da molti è stato messo in discussione proprio il concetto di rivista (su tutti: Ottokin), ma in alcuni casi si andava oltre e si usava la rivista per criticare l'operato delle persone che ci stanno dietro. E questo fa parte di quella "guerra dei poveri" che Giorgio Messina sottolineava in un suo lucido intervento nel blog di Ottokin. E chi mi conosce, sa bene che peso specifico abbia per me questa affermazione: ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. La paupuerorum bellum è un modus vivendi dell'Italia tutta....figuriamoci se dobbiamo sorprendercene nel mondo del fumetto. Il concetto alla base della PB è che meno soldi e prospettive ci sono in ballo, più si sta lì ad accapigliarsi. Ma torniamo a noi (che poi mi accusano di diventare prolisso e polemico come Rrobe ;-)

Se Motel addirittura è stata paragonata ad una fanzine ben fatta (anzi, neanche quello!), di Mono, pur constatandone la buona fattura (sempre basandosi sul concetto di "rivista") se ne contesta addirittura lo scopo, e la speculazione economica che secondo alcuni ci starebbe dietro. Molto saggiamente, nel blog di Mono di cui sopra, editore e curatori spiegano, conti alla mano, le loro scelte editoriali, che io condivido, conoscendone fin dall'inizio i retroscena. E se in parte accetto le osservazioni fatte da Roberto, dico anche che il "controllo sui materiali" non dovrebbe neanche esserci da parte dei curatori, perchè tutti gli autori sono invitati, e non precettati, a partecipare. E nella mia etica professionale se non mi sento, non mi va o non mi viene in mente niente da raccontare, proprio perchè è gratis e lo devo fare per piacere e non per dovere, non accetto l'invito. Se lo accetto è anche per sfidarmi sul poter raccontare qualcosa che abbia un senso in una sola tavola. Poi posso scoprire che ho perso la sfida (e avere fatto una tavola "furba"), ma il concetto di accettare o meno la collaborazione e sforzarsi quindi di garantire un prodotto che prima di tutto soddisfi l'autore, e quindi l'editore, non dovrebbe essere messo in discussione.

Per quanto riguarda Motel la butto per un attimo sul personale. La mia storiella "Giustizia Cieca", apparsa su Motel 1, è stata definita da Ausonia addirittura "triste". Vabbè..non mi scompongo. Anche Jek Vans è piaciuto molto ad alcuni, e per altri era solo una piacevole storiella magari raccontata neanche troppo bene. De gustibus, ragazzi. E' anche vero poi che l'etica professionale alla base del lavoro mio e di Ausonia è profondamente diversa: facciamo fumetto in modo diverso, con scopi diversi e per pubblici diversi. Se sui gusti non di disputa, quello che un pò mi ha dato fastidio è stato l'attaccare il principio e la volontà che entrambi i curatori e gli editori hanno messo, nel bene e nel male, nella realizzazione di entrambe le riviste. Ognuno con i suoi mezzi e, diciamocelo pure senza malignità, con i suoi limiti.

Tra il fare benino e il non fare, in questo paese sembra che sia sempre meglio non fare. Perchè se provi a fare qualcosa, con i tuoi mezzi e con tutta l'onestà intellettuale di provarci, tutti a starti addosso perchè non sei stato il supermegaultrafico che tutti si aspettavano che fossi. Ovviamente fatto salvo il discorso che si provino a vendere fischi per fiaschi (credo la delusione alla base della critica di Ottokin): o per ingenuità intellettuale (ogni scarrafone è bello a mamma sò) o per furbizia. Doveroso rimanere delusi in entrambi i casi, di più nel secondo. E io credo che per Motel rientriamo nel primo caso.

Adesso non starò lì a tirar morale sull'una e l'altra questione. Ho detto la mia su quello che, secondo me, è il problema "intelletuale" alla base di entrambe le critiche. Per come sono fatto io, se a me non piace l'operato di qualcuno, lo critico. E finchè siamo in un paese libero possiamo farlo. Posso anche, sempre per carattere, essere portato a vedere il lato positivo delle cose (e avere fatto per breve tempo l'imprenditore mi ha insegnato che se non fai così, alla prima difficoltà ti viene di mollare tutto, e amen), e quindi addolcire le critiche.

Se poi non mi piace la persona, come si comporta, come lavora, non sto neanche lì a sparare a zero su quello che "produce". Se quello che fa è la proiezione di come è, preferisco non averci a che fare. Quello del fumetto è un piccolo orticello. Per la mia sanità mentale, amo essere "amico" di pochi colleghi, e "collega" di molti amici. Per esempio, pur nutrendo immensa stima personale e professionale nei confronti di Diego, non potrei mai affermare di essere suo amico. E anche lui la pensa così. Non abbiamo fatto il militare insieme, non abbiamo avuto la stessa comitiva, non mi ha mai chiesto aiuto nel momento del bisogno. Ma so che è un collega su cui posso contare, se avrò bisogno di un consiglio, o di qualunque altra cosa che riguardi il nostro legame professionale (almeno lo spero, vero Diè ;-)

Sulla più enorme questione del concetto di rivista, posso dirvi come la penso io. Cosa sono le riviste a fumetti? Una cosa che non esiste più. E come tale, è rimasta idealizzata nelle mente di tutti quelli che l'hanno vissuta. Faccio l'esempio di Arthur King di Bartoli e Domestici. Ma per spingermi oltre, è come se ipotizzassimo che Dylan Dog ha chiuso al 100, e qualche anno dopo qualche altro editore tentasse coraggiosamente di riprenderne la pubblicazione.
Tutti a stare lì a dire che come quei 100 numeri non c'è ne sono, etc. Ecco, è lo stesso parlare "a memoria".
Gli editori, ma soprattutto il pubblico e gli autori che le facevano, fanno parte di un pezzo di fumetto italiano che non c'è più. Adesso, per leggere qualcosa che probabilmente in altri tempi sarebbe finito su una delle gloriose, dobbiamo andare a comprare un volume Coconino, Bd, o altro.
Adesso ci dobbiamo accontentare, con i numeri che il pubblico e il mercato dei lettori permettono, di piccoli e coraggiosi tentativi, non sempre riusciti ma almeno migliorabili, come possono essere Mono e Motel. E io mi sento orgoglioso di avere partecipato ad entrambi questi piccoli laboratori di creatività. Con storie e racconti che, ovviamente, possono essere piaciuti o meno.

PS: se siete arrivati a leggere tutto fin qua, senza saltare nulla, siete dei coraggiosi. Alla prossima fiera vi offro una birra. Nel prossimo post vi parlo delle emozioni del Comicon.

4 mag 2007

Il mio nome è Doe. John Doe. (2)



Un omaggio a JD con i miei soliti desktop fatti in casa che riprendono anche i titoli dei film di 007. Il mio personale ringraziamento ad uno dei creatori del personaggio, Lorenzo Bartoli, di cui sono stato ospite l'altro giorno ad una lezione del suo corso di sceneggiatura. Una persona che conoscevo solo per le poche occasioni in cui c'eravamo parlati "ufficialmente", ma con il quale non avevo mai avuto occasione di scambiare due chiacchiere in libertà. Lo ringrazio pubblicamente per l'invito perchè i suoi studenti sono incredibilmente attenti, oltre che simpatici, ed è stata un'esperienza davvero "sfiziosa"! Ovviamente ringrazio Enciclopedia JD, da dove ho "fregato" l'immagine di Alessio Fortunato. Come sempre due versioni: Mac e Pc. Buon download!

In quel di Lanciano c'ero anche io!

Ok, cominciamo dal remoto passato, visto che sono passati quasi 15 giorni, con il reportage di Lanciano Fumetto!
Partenza domenica 22 aprile in clamoroso ritardo alle ore 12:00 (prevista era 10:30-11:00) con sveglione fantozziano del sottoscritto completamente vanificato.
Brigata automunita formata dal sottoscritto, che sfoggia orgogliosamente la maglietta dell'Omino Bufo di Castelli, Pontrelli, Keison e Torti Jr.
Attraversamento perpendicolare dell'Italia quasi alla velocità della luce (180 o giù di lì). Era emozionante vedere gli animaletti volanti che si spalmavano sul parabrezza a velocità fotonica.
Quindi arrivo e sistemazione in lussuosissimo alberghetto fuori Lanciano, con insperati benefit riservati solo ai grandi vips (frigorifero da svuotare e altre cose che non si possono dire...almeno senza provocare le ire delle rispettive fidanzate).

Da infiltrato ho assistito alla book review fatta in una grande sala riunioni da Sergio Toppi, Angelo Stano, Andrea Di Vito, Pongio, Keison & Torti (che sagome: una strana coppia tipo Ale & Franz prestata al fumetto). Io ero il sostituto della fidanzata di Pongio (nessuna ilarità, please ;-) e quindi, mentendo sulla mia appartenenza alla scuderia Eura (perdonami Lorenzo...), mi infiltravo discretamente nelle sale gremite e inaccessibili di Lanciano Fumetto. La grande serenità e pacatezza di persone come Toppi, o la severa lucidità di uno Stano in gran forma (mai sentito Stano parlare così tanto...) erano prima che una lezione di disegno, una lezione di vita. E quando ti ritrovi fino alle tre di notte a vagare per una cittadina dormiente, ridendo delle più solenni minchiate ("Frankie! Frankie!") in compagnia di alcuni dei sopracitati, più Andrea Plazzi e Paolo Bacilieri, ti rendi conto che ogni tanto fa bene "fare il fumettaro tra i fumettisti" (Anonimo del basso Mattalianesimo, 1345 dC ca).

Chiaramente parlo delle persone con cui sono stato maggiormente, ma a Lanciano avevamo ospiti del calibro di Steve McNiven ("Stiv Miniven" qualcuno diceva), oltre vari autori di Zagor tra cui Chiarolla, Laurenti e Verni. Strana gente, gli autori di Zagor: tutti eterni Peter Pan che hanno realizzato il sogno di disegnare il personaggio della loro infanzia.
Ma sicuramente quello che è stato considerato il matto di turno era questo strano tipo qua, che tutto bardato alla Blade Runner con portatile, macchina fotografica, Ipod e altre diavolerie tutte attaccate addosso, si aggirava furtivo per i corridoi e nessuno riusciva a capire cosa stesse facendo esattamente. E l'ho sentito anche ribadirlo con tracotanza ad una povera hostess: "Ma lei sa cosa sto facendo?! No? E allora mi lasci fare!" Voi non l'avreste preso per pazzo? E poi dite che noi fumettari siamo gente strana. Mah!

Se osservate con attenzione la foto qui accanto troverete un esterefatto Keison che si chiede: "Aò, ma per chi m'ha preso?! Per malato? Daje ste porzioni ar gatto e portame il resto der trancio!" (trascrizione a cura del Matta). Ma la battuta da ricordare è stata quella del congedo dalla cena di Toppi:
Pongio: "Arrivederci maestro, grazie di tutto".
Toppi: "Se mi chiami ancora maestro non ti saluto".
E mentre Angelo Stano si alzava il bavero della giacca e scompariva tra le ombre di un vicolo, novello Dylan Dog, noi ci buttavano esausti nelle nostre brande, pronti per ritornare nella capitale. Segue reportage Napoli Comicon.

1 mag 2007

Jann Arden - Insensitive

Un pontelungo (25-1) davvero intenso e ricco di avvenimenti. Per allietare i visitatori di questo blog in attesa di succose novità e ponderate riflessioni, una dedica anche abbastanza romantica per la mia lady che mi ha fatto compagnia. Che poi non si dica che noi sceneggiatori non abbiamo un animo romantico ;-)