06 ott 2008

Andare per andare (o Il mal di città).

"Andare per andare via non solo una pazzia, 
se io chiedo di vivere all'uomo che c'è in me." (PFM).

"L'euforia del ritorno dura solo 48 ore." Claudio Stassi.

Sono in città da neanche una settimana e il mio viaggio a Parigi sembra già un ricordo lontano. Torno in questa città da buttar via, di questo paese da buttar via, e mi vien voglia di ripartire, anche senza una metà e senza un perché. Andare...per andare via.

Stanotte ho riletto due volumi interi di Corto Maltese, a causa dell'insonnia che mi prende quando torno a casa. E ho apprezzato ancora una volta la maestria di Pratt nel farti visitare luoghi magici e angoli misteriosi del mondo schizzandoli e abbozzandoli con pochi colpi di pennello e di colore. Mi sono sentito un po' Corto Maltese, questa sera. Con la voglia di tornare da qualche parte quando è via, ma con l'irresistibile tentazione di partire quando sta troppo nello stesso posto. Lucca è tra poco meno di un mese, e non vedo l'ora di andarci.

Sicuramente il viaggio a Parigi mi ha lasciato tante sensazioni, ma sicuramente quella di non sentirmi più a casa quando torno a casa...quella è la più forte. E ogni volta che parto per lunghi periodi, al mio ritorno, la sensazione si acuisce e ci mette sempre di più per spegnersi. Certo, per ora in casa (ancora in famiglia: ammettiamolo!) ci sono tensioni che aleggiano nell'aria, e tutto diventa più difficile. Anche riambientarsi dopo un lungo viaggio. Poi in agenzia si è deciso di cambiare ufficio, e c'è pure il trasloco alla soglia della mia partenza per Lucca. Insomma, tutto più difficile.

Quando dal mio rumorosissimo balcone sento cacofonie di sirene, traffico e clacson al mattino, e rumori di harley, camion della spazzatura e stereo a tutto volume di notte, mi verrebbe di scendere in strada e sparare a tutti quelli che passano davanti il mio balcone, come Michael Douglas in quel film. E vorrei sottolineare che sto all'ottavo piano, mica al primo! O forse è proprio per questo?! Boh, non l'ho mai capito. Comunque l'inquinamento acustico è a livelli ormai per me insopportabili.

Sono questi i giorni in cui anelo una casa fuori mano, circondata dagli alberi per svegliarmi con il canto degli uccelli la mattina. Come quando stavo a Roma. In fondo basta poco: qualche albero attorno e le strade lontano da te di almeno cento metri. PS: ecco che passa il solito tascio (o coatto, per capirci) con la musica house a palla di notte. Ma Palermo non è Roma, per non dire Parigi o Londra. Qui il verde cittadino non esiste, tranne che in 2-3 isole felici in tutta la città. Poi sono solo palazzi, palazzi, palazzi. Che alla fine non si vede neanche il mare, in certi punti. Ma vi sembra possibile? Una città sul mare in cui il mare non si vede! Però è proprio per questa aria di mare, per questa distesa blu a portata d'occhio che si ritorna qui. Non certo per il lavoro, per i servizi, per la gente. No. Alla fine si ritorna per il cielo azzurro e per il mare.
E alla fine ci sono ritornato anche io, come volevasi dimostrare.

Paradossalmente tutto va bene. Il lavoro, gli affetti...tra poco l'indipendenza. Eppure quell'insopprimibile voglia di scappare mi resta appiccicata addosso...e nonostante cerchi di scrollarmela di dosso, non viene via. Mi verrebbe di parafrasare la duchessa di "Corte Sconta detta Arcana" che direbbe: "Io amo quella città....abbattetela!"
 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Come disse il buon Nanni Moretti "continuiamo così...facciamoci del male"
Salvo

giorgio pontrelli ha detto...

eccomi!
tenenente matta stainer! perchè tieni il cappello in una sauna?